Dei Demoni e dei Puri Spiriti – Parte 1

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Dei Demoni e dei Puri Spiriti – Parte 1-Al di là del bene e del male. Del bianco e del nero- Rogan su questo conviene con Methos: -tutto è energia. Energia in movimento. E l’energia è alla continua ricerca di una forma-.

Questo umile scrivano ricorda bene quella notte. Come fosse ora: davanti a me, Rogan, il mago, mi parla con estrema calma. Siamo in una taverna nei bassifondi di Gr’Weok. Stranamente piove. Niente di terrificante, solo una pioggerellina sabbiosa, di quelle che sporcano tutto.

Rogan è coperto con una mantella scura. Strano. Di solito ama indossare colori sgargianti. Ma questo non è un buon momento per apparire. Dobbiamo parlare. Il cappuccio gli copre la testa calva e lascia trasparire un viso temprato dall’esperienza. È stanco. Non fisicamente, gli occhi sono vispi come quelli di un ragazzino. La stanchezza trapela dalla sua voce, ha un timbro caldo, come il boccale di vino aromatizzato al miele che sorseggia. Sta fissando fuori dalla piccola finestra, con i gomiti poggiati sul tavolino. Le gocce fini battono sul vetro e donano alle sue parole un ritmo cadenzato. È quasi notte.

-Vuoi sapere perché sono così sicuro che i demoni e i puri spiriti siano noi? Beh, perché vedo nella nostra umanità una fragilità enorme. Un’instabilità che cresce esponenzialmente con gli anni che viviamo-. Beve dal boccale, poi distoglie lo sguardo dalla finestra e dalla parete posta alla destra rispetto dove sediamo entrambi. Mi sorride. -Sai perché te lo dico, Reo? Non perché me lo hai chiesto. E neppure perché ritengo tu sia più intelligente di altri. No, non c’entra nulla l’intelligenza. Tu sei curioso. Come me. Sei un cercatore e non ti spaventa quello che puoi trovare-. Ride. -La prima volta che io e mio fratello Methos abbiamo parlato di spiritualità avevamo sei anni. Troppo piccoli per avere paura, troppo grandi per non essere curiosi. Mi ricordo che lui, già a quel tempo, ne aveva un’idea ben precisa. Ripeteva sempre che dentro ogni uomo esiste una fiamma, strutturata, simile all’idea che tutti noi abbiamo di una candela. Quella mi diceva è la tua forza vitale. L’energia cosmica che ti rende vivo-.

Smetto di scrivere. Non sono tanto le parole di Rogan quanto il linguaggio forbito e i termini ricercati che utilizza. Se non fossi uno studioso invecchiato sui libri, consumato dalla ricerca della conoscenza, non potrei comprendere molto di quello che dice. Pensate un fattore o un mercenario al mio posto, quanto potrebbero intendere di tanto ciarlare?

Rogan ride.

-Avevo la tua stessa faccia quando Methos me lo disse la prima volta. Io non avevo capito una sola parola di tutto quel discorsetto sulla fiamma e altro-.

Mi prende in giro con la stessa enfasi di un bambino. Non ne sono offeso, ma affascinato. Un uomo della sua grandezza, sull’orlo dei cinquant’anni e con il potere di spazzare via un’intera città, ride come un fanciullo. Con rispetto, attendo che l’ilarità scemi e lo fisso in quegli occhi colmi di forza. Sto fissando una leggenda: Rogan, il Mago.

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Reo, il dotto scrivano,
la cronaca de “Le Terre degli Antichi Dei”