Il grande K – parte 2

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-No!- Urla il grande K: -qui non serve nessuna guardia, vero?-

Un silenzio improvviso risponde alla domanda del locandiere. Nessuno osa respirare.

Nella periferia di Qhintar un po’ tutti conoscono il grande K. Le voci si susseguono. Alcune delle più insistenti battono sul suo passato e concordano sul fatto che un tempo il grande K sia stato un monaco. E non uno qualsiasi, ma un monaco dell’ordine dei Penitenti: nomadi solitari che attraversano le Terre in continua penitenza e pregano per il ritorno degli Dei. Ma sono solo voci che non trovano mai riscontro nello sguardo del grande K. Egli sorride, dietro la folta barba, e ironizza dicendo: -mi vedresti mai vestito con la tunica a girare le Terre senza altro che un paio di sandali?- Gli occhi chiari a fissare lo sguardo dei curiosi per seccare le loro linguacce. -Io? Senza la compagnia del vino e delle donne?- Zittiva così le voci intorno a sé.

L’ironia del grande K è conosciuta a tutti, ma in cuor suo ricordava a fatica quando giovane e senza barba girava le Terre con il saio, scalzo e penitente. Il piccolo K cercava la pace. E gli Dei. Ma conobbe la guerra, la violenza e la morte. Certo, giovane e forte com’era, non ci mise molto ad abbandonare il saio per la spada. E per dimenticare le mani sporche di sangue iniziò ad affogare i pensieri nel vino e la carne nelle donne.

Il grande K era grande davvero. Un grande innocente prima, un grande assassino dopo.

Scrolla le spalle allontanando i ricordi e torna a fissare il Biondo e il Moro ansimanti: un rivolo rosso scende dalla bocca del primo, mentre lo zigomo destro del secondo inizia a gonfiarsi. Il grande K si rivolge ai due come un padre: -allora, volete proprio ammazzarvi di botte e sfasciarmi il locale?-

Il biondo non risponde ma scuote il capo. Il Moro verba ansimante: -ha cominciato lui!-

Il grande K volge lo sguardo sul Moro e questo basta a zittirlo.

Il Biondo sospira e lascia la sedia che il grande K tiene e poggia a terra.

I due nerboruti si guardano in cagnesco. Intorno gli astanti hanno formato un cerchio silenzioso.

-Allora?- chiede il grande K in direzione di entrambi, mentre si siede sulla sedia appena salvata dalla rissa.

Il Biondo si asciuga il rivolo di sangue con il dorso della mano e urla: -è un baro!-

Silenzio generale.

Nella periferia di Qhintar i bari sono all’ordine del giorno. Un po’ come lo sono prostitute e droghe. La periferia di Qhintar non è come vivere nel castello del re Ascher e suo figlio Haron. Il mormorio degli astanti inizia a sollevarsi.

-E per questo hai iniziato tutta questa storia?- Chiede il grande K lisciandosi la barba, si piega poi leggermente verso il Biondo e lo indica con il dito: -non sei di Qhintar, vero?-

Il Moro sorride.

Il Biondo scuote il capo.

Il grande K esplode in una risata ed esclama: -stavi per sfasciarmi mezzo locale solo per un baro, ma sei proprio scemo!-

Il Biondo riceve l’insulto come fosse uno schiaffo e sta per ribattere quando il grande K gli mostra il palmo della mano sinistra e lo zittisce, mentre con la destra torno a lisciarsi la barba. – Ammetto che in altri luoghi onore e rispetto sono assai importanti, ma qui, nei bassifondi della periferia di Qhintar vige solo una regolo: sopravvivere!- Fa cenno al Moro di allontanarsi, mentre gli astanti rompono il cerchio. Spettacolo finito.

-Un baro qui non è niente di speciale- continua il grande K -se giochi metti in conto che i tuoi avversari faranno di tutto per fregarti. Sono le regole di questo mondo. Non stiamo mica lustrando l’argenteria da queste parti. Sbarchiamo il lunario. Lo sai come gira il mondo, no? Se qualcuno ha, è perché ha tolto all’altro. Semplice. Lineare!-

Il Biondo ascolta ma non smette di seguire con lo sguardo l’uscita di scena del Moro. Poi minaccioso: -e i miei soldi?-

Il grande K smette di lisciarsi la barba e serio puntualizza: -sono suoi, li ha vinti!-

Il Biondo fissa il grande K con rabbia e reprime ogni parola e ogni azione, stringendo le labbra e il pugno.

Continua…

Reo, il dotto scrivano,
la cronaca de “Le Terre degli Antichi Dei”

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