Ana Ilati – parte 1

Ana Ilati

La storia di Ana Ilati è una bella storia.

Come ogni inizio che si rispetti dobbiamo indicare il luogo in cui Ana è nata: la Sacra Foresta di Mora. Ana è una Nanoa.

Per mia fortuna ho avuto modo di visitare più volte la Sacra Foresta. Ho potuto ammirare quel mare verde da diverse alture. Da vicino toccando i tronchi spogli e privi di corteccia dei giganteschi alberi che la compongono. Da lontano osservandola con in sottofondo il rumore del mare oppure aspirando l’aria frizzante su una vetta di una montagna. Ad ogni modo e ad ogni distanza si ha sempre la stessa sensazione di impotenza. Ogni uomo si sente piccolo di fronte a tanta grandezza. Un oceano fatto di foglie, arbusti e terra scura.

Molto di quello che so sul popolo dei Nanoa lo devo a Migk. Egli è un giovane guerriero Nanoa, un abile cacciatore dotato di una lingua incline alla verità. Lui mi ha raccontato che, quando nacque Ana Ilati, era un giorno pieno di sole. Si poteva respirare a pieni polmoni la vita che scaturiva dalla Sacra Foresta di Mora.

Migk mi disse che erano tutti in ansia. Ogni tribù Nanoa attendeva quel giorno. Perché, aggiunse, tra i Nanoa nascono pochissime donne. Ed erano passate molte lune da quando se ne era aggiunta una al Popolo Sacro.

Si dice che lo spirito Mora, protettore della foresta e del popolo Nanoa, preferisca avere guerrieri al suo cospetto, più che guaritrici o madri. Questo perché dall’alto della sua saggezza sa che la foresta deve essere difesa costantemente dal male. Ne va della vita stessa delle Terre.

Tralasciando il buon Migk e i suoi racconti, dicevo che quando nacque Ana il giorno sorrideva, come mai prima di allora. Un presagio quasi divino e talmente importante per tutto il Popolo Sacro poiché da anni attendeva una nuova figlia.

Ana Ilati nacque e il suo pianto riecheggiava di vita in tutta la Sacra Foresta di Mora. Una voce cristallina e squillante che sin da subito denotava una forza vitale superiore. Era nata una condottiera. O almeno era quello che la sua tribù credeva.

Continua…

Reo, il dotto scrivano,
la cronaca de “Le Terre degli Antichi Dei”

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