Mephes, lo stregone, chi è? – Parte 1

Mephes, lo stregone, chi è – Parte 1

Si dice che il povero Mephes sia nato in cattività. Generato da una prostituta resa pazza dalla sifilide. I suoi primi vagiti hanno risuonato all’interno delle segrete delle prigioni di Woqh, la più antica città porto delle Terre. I pianti di Mephes neonato si infransero contro la testa della madre decapitata per furto aggravato: dopo aver rubato un paio di collane ad una vecchia mercante, le aveva cavato gli occhi.

All’anagrafe di Woqh si riscontra, sotto la voce “figlio di madre ignota” ovvero “figlio di m.ignota”, il nome di Mephes per la prima volta. Potrei disquisire sulla nascita del termine “mignotta” come sinonimo di prostituta ma non è questo il tempo né il luogo. La storia vuole che Mephes, orfano e privo di tutore, sia cresciuto di stenti e carità e fino all’età di cinque anni non abbia proferito parola. Come molti dei suoi coetanei era stato sbattuto sulla strada e dalla strada ricevette sana violenza e ben poca educazione. Oltre la presenza nel libro dell’anagrafe cittadina, altro cenno al suo passato si trova presso il cimitero di Woqh. Si cita più volte il nome di Mephes nel libro mastro di un tale Ecropus, noto becchino, abile costruttore di casse da morto e apprezzato imbalsamatore. Il nome di Mephes compare per circa una decade, sotto diverse voci, presumibilmente il giovane è stato impiegato come tuttofare in tutto quel tempo. Ma la fonte più interessante risale a pochi anni più tardi, una locandina di un circo locale, riporta il nome di Mephes a caratteri cubitali, citando lo stesso come “mirabile veggente”. Chiedendo in giro, oltre alle maldicenze, ho potuto constatare che i più concordano sul fatto che Mephes sia alquanto stravagante, non solo per il modo di vestire (indossa sempre una tunica nera, retaggio forse del suo passato di becchino?) ma per quello che dice. Spesso solo, in un mondo crudele, il giovane Mephes ha dovuto utilizzare l’ingegno e l’eloquio per non cadere preda di mille pericoli. Sicuramente la fama di “mirabile veggente” non può che confermare quanto l’arte oratoria abbia potuto dare al nostro orfanello la possibilità di mutare la sua sorte segnata.

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Reo, il dotto scrivano,
la cronaca de “Le Terre degli Antichi Dei”

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