Non si fugge dal tempo…

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Cercatori,

vi riporto quanto trovato affisso sulle mura di Woqh dopo la cruenta battaglia, ad un anno, quasi dall’uscita di Rogan – L’Occhio di Djarrak:

Ci sono forze dentro e fuori di noi che tramano e spingono per renderci schiavi.

Non resta che combattere quando si è con le spalle al muro. Non si può più parlare di pace senza una guerra, né di felicità senza sofferenza. Tutti sappiamo quanti sacrifici si devono sopportare per ottenere quel che si desidera e, a volte, non basta.

Non viviamo in un mondo fatato, anche se vogliono farcelo credere. Non esiste alcuna magia che non sia frutto di sudore, fatica e sofferenza. Non credete alle fate.

Il tempo scorre. Il tempo fugge. Ma noi non possiamo fuggire, non possiamo più scappare dai nostri stessi demoni. Occorre combattere per non soccombere. Prima che sia troppo tardi. Prima di invecchiare supplicando. Prima di morire soli.

Non c’è da aver paura dello scontro. Si deve aver paura di non aver più tempo di affrontare i nostri dubbi, le nostre fobie. Allora alzatevi, allenatevi. Prendete in mano la vostra vita, finché ne avete ancora una. Unitevi a ROGAN e i suoi compagni! Liberi di pensare, liberi di vivere.

Reo, il dotto scrivano,
la cronaca de “Le Terre degli Antichi Dei”

duello

Dei Demoni e dei Puri Spiriti – Parte 1

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Dei Demoni e dei Puri Spiriti – Parte 1-Al di là del bene e del male. Del bianco e del nero- Rogan su questo conviene con Methos: -tutto è energia. Energia in movimento. E l’energia è alla continua ricerca di una forma-.

Questo umile scrivano ricorda bene quella notte. Come fosse ora: davanti a me, Rogan, il mago, mi parla con estrema calma. Siamo in una taverna nei bassifondi di Gr’Weok. Stranamente piove. Niente di terrificante, solo una pioggerellina sabbiosa, di quelle che sporcano tutto.

Rogan è coperto con una mantella scura. Strano. Di solito ama indossare colori sgargianti. Ma questo non è un buon momento per apparire. Dobbiamo parlare. Il cappuccio gli copre la testa calva e lascia trasparire un viso temprato dall’esperienza. È stanco. Non fisicamente, gli occhi sono vispi come quelli di un ragazzino. La stanchezza trapela dalla sua voce, ha un timbro caldo, come il boccale di vino aromatizzato al miele che sorseggia. Sta fissando fuori dalla piccola finestra, con i gomiti poggiati sul tavolino. Le gocce fini battono sul vetro e donano alle sue parole un ritmo cadenzato. È quasi notte.

-Vuoi sapere perché sono così sicuro che i demoni e i puri spiriti siano noi? Beh, perché vedo nella nostra umanità una fragilità enorme. Un’instabilità che cresce esponenzialmente con gli anni che viviamo-. Beve dal boccale, poi distoglie lo sguardo dalla finestra e dalla parete posta alla destra rispetto dove sediamo entrambi. Mi sorride. -Sai perché te lo dico, Reo? Non perché me lo hai chiesto. E neppure perché ritengo tu sia più intelligente di altri. No, non c’entra nulla l’intelligenza. Tu sei curioso. Come me. Sei un cercatore e non ti spaventa quello che puoi trovare-. Ride. -La prima volta che io e mio fratello Methos abbiamo parlato di spiritualità avevamo sei anni. Troppo piccoli per avere paura, troppo grandi per non essere curiosi. Mi ricordo che lui, già a quel tempo, ne aveva un’idea ben precisa. Ripeteva sempre che dentro ogni uomo esiste una fiamma, strutturata, simile all’idea che tutti noi abbiamo di una candela. Quella mi diceva è la tua forza vitale. L’energia cosmica che ti rende vivo-.

Smetto di scrivere. Non sono tanto le parole di Rogan quanto il linguaggio forbito e i termini ricercati che utilizza. Se non fossi uno studioso invecchiato sui libri, consumato dalla ricerca della conoscenza, non potrei comprendere molto di quello che dice. Pensate un fattore o un mercenario al mio posto, quanto potrebbero intendere di tanto ciarlare?

Rogan ride.

-Avevo la tua stessa faccia quando Methos me lo disse la prima volta. Io non avevo capito una sola parola di tutto quel discorsetto sulla fiamma e altro-.

Mi prende in giro con la stessa enfasi di un bambino. Non ne sono offeso, ma affascinato. Un uomo della sua grandezza, sull’orlo dei cinquant’anni e con il potere di spazzare via un’intera città, ride come un fanciullo. Con rispetto, attendo che l’ilarità scemi e lo fisso in quegli occhi colmi di forza. Sto fissando una leggenda: Rogan, il Mago.

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Reo, il dotto scrivano,
la cronaca de “Le Terre degli Antichi Dei”

L’attesa…

-È così. Nessuno può dire il contrario. Nell’eventualità di un incontro si può crescere, vivere o morire.

Si può scegliere. Non è sempre facile, nemmeno difficile. È un’azione, non un pensiero. Andare a destra oppure a sinistra. Colpire o difendere. Odiare, amare. Sono scelte, Ana Ilati. Devi scegliere-

Berio osserva la giovane Nanoa con placida ammirazione. Erano decadi che non ne nasceva una così: lo spirito di un guerriero, il cuore di una madre e la mente fine di un capo.

Ana sta in silenzio. Respira calma, anche se il petto le esplode di emozioni. La mente vuole essere altrove, oltre le chiome verdi della Sacra Foresta di Mora, lassù sulle nuvole. Ma niente, le natiche percepiscono il duro terreno su cui sono entrambi seduti.

-Devi scegliere Ana. Vuoi andare o restare?-

Ana Ilati interrompe il suo respiro, il tempo di un battito di ciglia, poi sospira appena rallentando la pressione sullo sterno. Vorrebbe volare via, potrebbe anche farlo. Ma no. C’è Berio e tutto il suo popolo che la osserva. Stringe i palmi sulle cosce villose. E parla: -qui c’è molto, forse tutto quel che mi occorre, ma non basta. Posso e devo difendere le Terre, potrei farlo insieme al mio popolo, questo mi legherebbe alla Sacra Foresta per sempre. Sarebbe la scelta più facile, ma sarei un’egoista. E dovrei prendere il posto di Berio- sorride incrociando lo sguardo del suo capo, maestro e padre -ma non è poi così vecchio, non credete?-

Il popolo Nanoa sorride insieme a lei.

Berio ride. Qualche attimo di gioia ad allentare la tensione di un addio. Poi solleva le braccia per chiedere silenzio.

Il popolo Nanoa zittisce.

-Ana Ilati vuoi tu restare o andare?-

Ana si solleva dal suolo, assume una postura dritta e austera. Le lunghe braccia villose appoggiate sui fianchi. Una voce sicura, decisa e melodiosa: -di fronte a te Berio, con testimone tutto il popolo Nanoa, chiedo perdono a Mora, lo ringrazio di avermi accudito, ma ho scelto di andare. Difenderò il mio popolo e le Terre dal caos, donerò la mia intera esistenza alla vita e all’equilibrio naturale. L’Avvento è vicino. Percepisco i Salvatori. Il mio destino è trovarli, aiutarli e fare in modo che non sia tutto distrutto in un boato furente-.

Ana Ilati si congeda con un cenno del capo, afferra il su bastone intarsiato e se ne va.

Combatti, Cercatore!

Comprendo benissimo che la mia assenza possa generare quesiti, ma in questo periodo di trambusto e di guerra, le Terre degli Antichi Dei sono devastate in ogni dove.

Per me, povero studioso, vecchio e stanco, non è facile tessere le fila dei molti eventi che si susseguono.

Vi invito a sfogliare il manoscritto di Rogan per avere ancor più chiaro il quadro della situazione.

È guerra, Cercatori!

Una guerra che si muove fuori e dentro di ognuno. Che divide i fratelli, le sorelle. Che scioglie i legami anche più profondi. È una guerra fatta di battaglie sanguinose, interiori per lo più.

Ma c’è un uomo. Un mago. Una leggenda. Che puoi indicarci una via d’uscita.

Combattete Cercatori: i vostri demoni, i vostri rancori, le vostre debolezze!